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le origini del Kobudo

di Peter Fabbroni

il Kobudo di Okinawa

Con il termine Kobudo o Kobujutsu si intendono le antiche arti marziali praticate ad Okinawa che utilizzano armi non convenzionali. Le armi del Kobudo sono infatti derivate per la maggior parte dagli attrezzi di uso comune dei contadini e dei pescatori, come bastoni, falcetti, remi, flagelli ecc. L'uso di questi strumenti come arma di difesa ha origine probabilmente dall'invasione dei Satsuma, quando molti Samurai, costretti a causa della crisi economica a dedicarsi al commercio e all'agricoltura, cercarono di organizzare una resistenza armata ed insegnarono alla popolazione a difendersi con gli oggetti che avevano a portata di mano. L'utilizzo di questi attrezzi come arma richiama infatti, nei suoi principi basilari, il maneggio delle armi nobili quali spade, lance e mazze.

Gli attrezzi fondamentali sono: - BO (bastone lungo) - TONFA (bastone corto con impugnatura) - SAI (tridente metallico) - NUNCHAKU (bastone snodato) - KAMA (falcetti) Altre armi sono poi studiate dai praticanti più esperti, per un totale di circa 18 armi, fra le quali: - KAI (remo) - TEKKO (tirapugni) - TIMBEI (scudo e daga) - SANSETSUKON (bastone a più sezioni) - SURUCHIN (catena o corda con pesi)

Imparati i principi del combattimento armato, è possibile applicarli al maneggio di qualsiasi oggetto. Ecco perché esistono innumerevoli varianti delle armi base del Kobudo di Okinawa. La metodologia di allenamento e la varietà degli attrezzi utilizzati (grandi e piccole dimensioni, snodati e fissi, singoli o da usarsi in coppia, da taglio o a percussione…) permette di applicare i principi del Kobudo anche a oggetti moderni quali ombrelli, chiavi, borsette, ecc. Ecco perché il Kobudo viene anche definito come l'arte che insegna come trasformare un qualsiasi oggetto della vita quotidiana in un'arma per l'autodifesa.

La storia

Fino al 20° secolo, il Kobujutsu non era considerato una vera e propria arte marziale, ogni villaggio prediligeva una particolare arma le cui tecniche venivano esercitata in segreto. All'inizio del 20° secolo, Moden Yabiku, maestro di Shorin-ryu, decise di raccogliere tutte le tradizioni d'arma praticate sull'isola di Okinawa. A questo proposito fondò negli anni venti l'organizzazione "Ryukyu Kobujutsu Kenkyu Kai" (Società di ricerche sul Kobudo delle Ryukyu) ed iniziò ad insegnare l'arte al pubblico. Nello stesso periodo Shinko Matayoshi, anch'egli esperto di Karate, si interessò alle tradizioni armate di Okinawa ma ebbe modo di praticare anche le arti marziali cinesi. E' per questa ragione che Matayoshi sviluppò, a partire dallo stesso studio del Kobujutsu di Okinawa, delle tecniche diverse da quelle di Yabiku.

Dopo la morte di Moden Yabiku, fu Shinken Taira a prendere le redini dell'associazione che venne ribattezzata nel 1940 "Ryukyu Kobudo Honzon Shinko Kai" (organizzazione per la preservazione e la promozione del Kobudo delle Ryukyu). Con il passaggio dal nome Kobujutsu a Kobudo, si voleva mettere in evidenza il carattere educativo e spirituale della disciplina, come in Giappone era avvenuto col Ju-jutsu, e il Ken-jutsu, rinominati rispettivamente Judo e Kendo. Erede della scuola Taira fu Eisuke Akamine che nel 1970 divenne presidente dell'associazione. Il metodo Matayoshi venne diffuso invece dal figlio di Shinko, chiamato Shimpo, che fondò nel 1960 la Ryukyu Kobudo Renmei (federazione del Kobudo delle Ryukyu). Attualmente esistono numerose associazioni di Kobudo di Okinawa ma la maggior parte di queste sono ramificazioni delle scuole Taira e Matayoshi.

Fra le varie scuole merita una menzione particolare la Shorei-kai creata dal Maestro Toshio Tamano, già esperto di Karate Goju-ryu, che ha operato una fusione delle scuole Taira e Matayoshi utilizzando come base il sistema Shorei-kan del Maestro Toguchi. Tradizionalmente praticato solo per mezzo delle forme classiche, grazie al M° Tamano il Kobudo si arricchisce così di forme base, esercizi di maneggio, combattimenti prestabiliti, il tutto integrato in un sistema didattico completo e scientifico. Il Kobudo Shorei-kai prevede inoltre una forma di combattimento libero da praticarsi con armature.

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