La Rivoluzione "Decimale" del 1911

di Enrico Lazzerini

La rivoluzione “decimale” del 1911, ovvero quando i Mancesi persero il treno.

Nel 1910 non si poteva ancora ritenere verosimile la previsione che la Cina fosse giunta al punto di maturazione per subire un capovolgimento delle sue strutture politiche e sociali, basate sul potere burocratico, sulla forza militare nonché sul simbolismo religioso ed il fascino culturale che per secoli si erano associati all’ultima dinastia imperiale, quella mancese dei Qing1 e per millenni alle precedenti dinastie. La Rivoluzione Repubblicana (detta del "doppio dieci" per via della sua data di inizio, il 10/10/1911) fu, analogamente a non pochi altri eventi insurrezionali nella storia dell’umanità, non solo il risultato della programmazione ma pure d’una forte dose di casualità. Molti storici ritengono che il crollo della dinastia mancese fu dovuto ad una concomitanza di fattori interni ed esterni ad essa, fra cui non ultimi compaiono anche gruppi eterocliti di repubblicani, le cui iniziative rivoluzionarie fecero precipitare la situazione al pari di una forza complementare e relativamente trascurabile; pertanto non si trattò di una vera "rivoluzione borghese" inseribile nella teoria marxista della progressiva evoluzione sociale della umanità, bensì anche se borghesi ne furono gli artefici, si trattò di una fase, quella terminale, nella decomposizione del potere imperiale in Cina. Al contrario, l’agiografia nazionalista di Taiwan colloca radicalmente a tutt’oggi fra le pagine gloriose della storia cinese la Rivoluzione del 1911, interpretandola come l’opera indiscutibile di un movimento creato e guidato dal dottor Sun Yat-sen2 e fortemente motivatola una rivalsa antimancese. La più recente critica storica tende invece a considerare l’importanza di tale movimento come "meno rilevante per il contributo agli eventi del 1900-1913 che per la tradizione rivoluzionaria che creò" e che fu profondamente determinante sugli eventi che contrassegnarono poi la storia della Cina nel XX° secolo (dal Samarani definito con appropriato giudizio come il "secolo delle repubbliche cinesi". Situata lungo il medio corso del fiume Changjang5, la città di Wuhan6, che fu il fulcro geografico dell’insurrezione, era all’epoca la sede del Governatorato Generale mancese per le due province dello Hunan7 e dello Hubei8; vi risiedeva anche una considerevole guarnigione della Nuova Armata, la realtà emergente dell’esercito in seguito al ricco programma di riforme, con le quali la corte mancese stava tentando di modernizzare la società cinese ai primi del ‘900 (non si dimentichi che la capitale Pechino possedeva già delle strade illuminate e non meno di tre stazioni ferroviarie). Paradossalmente furono proprio tali riforme ad avviare in ambito ferroviario tutta una serie di eventi che permisero finalmente la riunione dei movimenti rivoluzionari; infatti fino ad allora, le forze dell’opposizione non erano mai riuscite a coalizzarsi in una reale alternativa al dominio mancese. In seguito alle concessioni di ragguardevoli diritti ed agevolazioni da parte della Corte dei Qing ai capitali stranieri, finalizzate alla costruzione e gestione delle reti ferroviarie sul territorio cinese, si era creata una controtendenza fra i commercianti e l’alta borghesia nazionale per consorziarsi nella realizzazione di linee ferroviarie "costruite in proprio" (con esiti talvolta economicamente remunerativi). Non da meno le Assemblee Provinciali cinesi, nate anch’esse dalle anzidette riforme governative, premevano per ottenere autonomia finanziaria e quindi il diritto alla gestione delle vie di comunicazione che ne attraversavano il territorio. In diverse province, fra cui quella di Sichuan9, erano accaduti sia dei brogli nella raccolta dei fondi che impedimenti legati ad insufficienti concentrazioni di capitale, a tal punto da convincere il governo mancese ad imporre il proprio controllo, subentrando ai privati nella realizzazione di tali rami ferroviari ed avvalendosi di prestiti stranieri. Infatti nel mese di dicembre del 1908, un alto funzionario imperiale, Zhang Zhidong, ricevette l’incarico di amministratore della linea Hankou-Sichuan, già fondata nel 1904, ripristinata poi nel 1907, ma ancora lunga soltanto 15km(!) e sostenuta tuttavia da un fondo privato di ben 16 milioni di tael11, raccolti per mezzo di contributi volontari e di pagamenti addizionali sull’imposta fondiaria. I molteplici interessi della borghesia locale riunitasi nella Compagnia Provinciale Ferroviaria e le preoccupazioni del numeroso personale indigeno da essa impiegato, videro con paura e disappunto nel Giugno del 1909, la sigla di un preliminare d’accordo tra Zhang e capitali bancari inglesi, francesi e tedeschi, pronti a concedergli ben 6 milioni di sterline dell’epoca (vale a dire il celebre prestito Huguang per il completamento della linea Hankou-Sichuan.

Con la morte di Zhang durante l’Ottobre 1909, subentrò nelle trattative per conto della dinastia un altro funzionario, Sheng Xuanhuai13, già creatore della Banca Cinese per il Commercio Estero, ma altamente impopolare per la sua venalità e mancanza di scrupoli. Il pretesto per l’avvio della rivolta venne fornito poi, il 9 Maggio del 1911, con la pubblicazione del decreto che trasferiva nelle mani del governo mancese a Pechino il controllo di tutte le ferrovie provinciali costruite con capitale cinese; la firma del decreto di nazionalizzazione da parte di Sheng coincise assai spiacevolmente con la ratifica del prestito Huguang. Immediatamente i notabili organizzarono una forte campagna di manifestazioni pubbliche in tutte le aree del Sichuan, facendo leva sul provincialismo locale e sugli interessi economici lesi, per denunciare il prestito Huguang come un oltraggio arrecato ai valori patriottici, al pari di un basso tentativo commerciale per svendere la Cina agli stranieri. Durante il mese di giugno, le autorità governative provarono inutilmente a tranquillizzare gli imprenditori cinesi, garantendo loro un parziale indennizzo per i capitali investiti; invece, il timore della rimessa economica nonché della perdita di potere sulla gestione ferroviaria, indussero gli azionisti della Compagnia Provinciale Ferroviaria assieme ai membri dell’Assemblea Provinciale del Sichuan a creare il 21 Giungo la Lega per la Protezione della Strada Ferrata (Baolutongzhihui14), a capo della quale si pose Deng Xiaoke15, un ricco membro dell’alta borghesia. Non sortendo alcun effetto sul governo le ripetute interpellanze e petizioni, la Lega si riunì Chengdu16 il 24 Agosto del 1911 e decise d’intensificare la protesta, concretizzando numerose agitazioni dell’ordine pubblico: dalla chiusura dei negozi alla contestazione studentesca durante le lezioni, fino all’astensione dal pagamento dei tributi locali alle casse dell’erario ed alla formazione di milizie locali.

Tutto ciò convinse il Governatore Generale mancese Zhao Erfeng17 all’arresto di Deng Xiaoke il 7 Settembre del 1911 e con lui di alti dirigenti della Lega, quali Pu Dianjun18 e Luo Lun19 (rispettivamente Presidente e Vicepresidente della Assemblea Provinciale del Sichuan). Tumulti scoppiarono in svariate località per reclamarne la liberazione e purtroppo a Chengdu, in uno scontro di piazza, le truppe mancasi uccisero ben 40 dimostranti: da questo momento in poi gli eventi slittarono rapidamente dal piano della contestazione a quello dell’illegalità armata.